Arte e Collezionismo

Tendenze del mercato dell'arte: Investire nel Mercato dell'Arte

Rebecca Badellino

8 min

Andy Warhol

Introduzione

La concezione dell’arte intesa come investimento, avente un forte potenziale di rendimento futuro, si affermò prevalentemente negli anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale. In quel periodo, l’ammontare di acquisti e vendite di oggetti artistici aumentò in modo considerevole. Le case d’asta registrarono turnover delle opere vendute sempre maggiori così come crebbero le quotazioni di tali pezzi d'arte. In alcuni casi il tasso di rendimento dei dipinti d’autore, negli anni Cinquanta e Sessanta, fu largamente superiore a quello degli investimenti in titoli e azioni. Nel decennio seguente prosperò notevolmente il mercato degli impressionisti, raggiungendo valutazioni eccezionali.

Di fronte a questo crescente interesse verso il mercato dell'arte, divenne necessario averne una maggiore e più profonda conoscenza per consentire maggiori successi agli esponenti del settore. A tal fine, alcune banche americane iniziarono a ricorrere alla consulenza di esperti per gli investimenti in opere d’arte.

L’arte come risorsa

Sebbene vi fosse questa volontà di concepire il mercato dei dipinti come quello azionario, concretamente insorsero numerosi ostacoli dovuti alle profonde differenze tra i due settori. In primo luogo, i dipinti non danno luogo a rendite, ossia redditi maturati periodo dopo periodo. Essi sono beni immobilizzati, il cui reddito atteso dell’investimento scaturisce dalla differenza tra prezzo di acquisto e di vendita. 

1-Correlazione di rischi e prezzi

Questa condizione, che rende predominate l’incertezza sul valore futuro dell’opera acquistata, implica un alto rischio a cui se ne aggiungono altri. Uno dei quali è rappresentato dall’attribuzione dei dipinti, un mutamento nell’attribuzione di un’opera fa parte del rischio inerente alla transazione. Nell’ambito dell’arte contemporanea la notorietà di un artista, le cui opere erano state vendute da case d’asta, in molti casi si riduce o svanisce del tutto dopo un paio di decenni. Thompson (2009) giunge ad affermare che nei cataloghi di Christie’s e Sotheby’s compaiono meno della metà degli artisti moderni e contemporanei rispetto a 25 anni fa. In più la possibilità di essere in possesso di un’opera che si riveli falsa costituisce un problema. In parte, le tecniche di indagine si stanno perfezionando ma, nel contempo, i falsari fanno anch’essi uso di tecnologie migliori.  Un altro aspetto da valutare è il rischio di danneggiamento, furto o dispersione del pezzo da collezione. In tempi recenti, con l’aumentare delle quotazioni dei dipinti, sono triplicati i furti denunciati. Oltre agli elevati costi di transazione, trasporto ed eventuale restauro, si presentano ingenti costi di conservazione ed assicurazione.

Perciò, tenendo conto degli innumerevoli rischi citati, investire in arte può essere ancora considerato un buon investimento? 

2- L'arte come investimento alternativo

Lo sarà certamente se gli investitori saranno anche amanti dell’arte e dunque avranno sempre un’elevata soddisfazione estetica. Inoltre, non mancheranno i puri speculatori attirati dai risultati di quelle rivendite altamente remunerative tali per cui il prezzo d’acquisto è incremento di dieci, venti, cinquanta volte rispetto a quello iniziale.

I partecipanti al mercato dell’arte hanno bisogno di strumenti intuitivi in grado di analizzare i dati di vendita, di tenerli aggiornati sull'andamento dei prezzi delle opere e sulle tendenze di lungo periodo. Fino agli anni Duemila, si poteva seguire l’andamento dei prezzi dei dipinti che venivano presentati alle aste consultando cataloghi (nei quali ad esempio v’era indicato anche il prezzo minimo e massimo di stima) ed annuari, talvolta costosi. Ad asta conclusa si potevano poi visionare i pubblici listini prezzi delle aggiudicazioni.

Grazie ai progressi tecnologici e all’uso diffuso della rete internet gli anni Duemila sancirono la svolta, ampliando l’accessibilità e i metodi di informazione disponibili per il cliente. Le più importanti case d’asta si dotarono di siti internet in cui qualsiasi curioso, dal collezionista al puro speculatore, potevano trovare informazioni ed immagini delle opere, archivi delle vendite passate, note di catalogo, stime di partenza e molto altro. Parallelamente si sono affermati siti specializzati nel raccoglimento di dati delle aggiudicazioni in grado di analizzare in modo compatto anche un mercato complesso e eterogeneo come quello dell’arte. Tra i siti web più famosi troviamo ArtPrice, compagnia fondata nel 1987, che segue i trend dei mercati di belle arti, antiquariato e design. Nei suoi anni di attività è riuscita a raccogliere dei database importanti, diventando il principale esponente dell’informazione riguardo il mercato dell’arte.  Il database a oggi permette di creare 30 milioni di indici dei prezzi, risultati di aggiudicazione, risultati d’asta per artista, tassi di rendimento e di pezzi invenduti, fatturato e volume delle transazioni, analisi microeconomiche e macroeconomiche relative al mercato internazionale, report e molto altro.

Dal 1975 la società inglese Art Market Research (AMR) crea degli indici misurando, a livello mondiale, movimenti dei prezzi nei settori dell'arte e dei mercati connessi.  Sul sito internet ufficiale gli abbonati possono selezionare un segmento di mercato o un singolo artista, una categoria artistica tra fotografia, gioielli, dipinti, stampe, ceramiche, arredamento, argenteria, scultura, oggetti da collezione ed altri mercati. Applicando ulteriori filtri come la selezione della valuta, dell’anno e mese di inizio per il calcolo dell’indice, si ottengono grafici e analisi statistiche di facile interpretazione. Negli ultimi anni sta attirando molta attenzione anche il report annuale Art & Finance Report interamente dedicato al mercato dell’arte internazionale pubblicato da ArtTactic e Deloitte anch’esso dotato di analisi chiare e grafici intuitivi.

3- Mei Moses Art Index

Nel 1989 nacque un'altra risorsa online per il pubblico di collezionisti, rivenditori ed appassionati d’arte: Artnet. Ad oggi il suo sito web fornisce un database molto ricco, con oltre 10 milioni di risultati. Gli abbonati ai servizi possono accedere ai diversi indici costruiti su categorie del mercato dell’arte come Contemporary art, Modern art o Impressionist art. Inoltre, agli utenti viene data la possibilità di comparare la performance nel tempo di oltre 330.000 artisti. 

Emerge dunque che la descrizione dell’andamento del mercato dell’arte avviene principalmente attraverso degli indici dei prezzi delle opere vendute. Uno dei più famosi indici del mercato dell’arte è il Mei Moses Art Index, acquistato dalla casa d’asta inglese Sotheby’s nel 2016. Esso permette di tracciarne i movimenti nel tempo in maniera del tutto simile a quella dei mercati finanziari. La costruzione dell’indice si basa sul metodo quello doppia vendita per cui si devono considerare i prezzi della medesima opera, rilevati in vendite successive. Il lavoro di ricerca e creazione del database iniziò nel 2001 grazie ai due economisti Michael Moses e Jianping Mei.

Tenendo conto delle difficoltà con cui si reperivano le informazioni nel mercato dell’arte (vendite private, gallerie o dirette dagli artisti), essi limitarono l’analisi ad un gruppo più ristretto di vendite, ossia quelle pubblicate nei risultati di vendita delle più famose case d’asta. Per ogni dipinto venduto in un'asta pubblica essi risalivano al catalogo e registravano il prezzo di aggiudicazione. Vennero imposti altri criteri che l’opera venduta doveva soddisfare per entrare a far parte del loro database: I dipinti non dovevano mostrare obsolescenza artistica, dovevano avere una valutazione iniziale piuttosto alta ed aver superato il prezzo di riserva nella seconda vendita. Si esaminavano solamente quelli vendute almeno due volte all’asta. Alcuni dipinti erano rivenduti più volte durante gli anni fino, talvolta, a 7 rivendite per certi pezzi. Ognuna delle vendite era considerata un unico punto nel database. Se l’opera era stata venduta oltreoceano, il prezzo di vendita veniva convertito in dollari US usando un tasso di cambio di lungo periodo procurato dal Global Financial Data. Per studiare le fluttuazioni di valore delle opere d’arte, era necessario trovare un metodo per la stima dell’indice dei prezzi. La scelta ricadde sull’utilizzo della cosiddetta Repeat-Sales Regression (RSR) ossia una regressione delle vendite ripetute. Questo tipo di regressione era già stata applicata al mercato dell’arte in precedenza da Robert c. Anderson (1974), Goetzmann (1993) e Pesando (1993). Mei e Moses inizialmente decisero di porre l’attenzione sul mercato americano, principalmente di New York. L’analisi si concentrava sulle vendite, avvenute tra il 1950 e il 2001, registrate nei cataloghi delle principali sales rooms di Sotheby’s e Christie’s. Tali vendite comprendevano gli American Paintings, Old Masters, Impressionist e Modern Paintings. Per ognuna di queste categorie di dipinti si calcolò un indice dei prezzi a cui si aggiunse il calcolo dell’andamento complessivo, il Mei Moses All Art Index. Questi settori specifici del mercato dei dipinti con il tempo si ampliarono.

Il calcolo di questi indici permise di comparare, tramite dei grafici di co-movement di lungo periodo, gli andamenti di diversi settori del mercato dell’arte e valutare la correlazione tra arte e obbligazioni governative, obbligazioni societarie, titoli di stato, Dow Jones e S&P 500. Grazie a questi studi, i due ricercatori elaborarono alcune conclusioni: nel mercato dell’arte visiva, le diminuzioni dovute a periodi di recessioni tendono ad essere di breve termine, generalmente non si manifestano fino al secondo anno di decrescita e sono seguite da robusti recuperi. I prezzi detengono un alto grado di volatilità e sono dunque imprevedibili anche in mezzo a una recessione. Infatti in periodi storici di crisi risalenti al 1960-61, al 1980 e al 1981-82 non vi furono declini dell’indice generale dei prezzi dell’arte, eccezioni che posso verificarsi. Comunque, l’arte può costituire un’opportunità favorevole per gli investitori in cerca d’affari nel lungo periodo. La bassa correlazione registrata in numerosi movimenti del mercato azionario nei momenti di crisi o recessioni rende il bene artistico un elemento positivo per la diversificazione del portafoglio.

Conclusione

Valutare la redditività di un investimento in arte è ancora oggi un campo di ricerca complesso e da approfondire. Molte aziende hanno accettato la sfida e online stanno aumentando le offerte di consulenza e di stima del rendimento futuro. A tutti gli osservatori esterni non resta che attendere quali nuovi strumenti di analisi dei dati arriveranno in rete. 

 

 

 

7 gennaio 2020

Rebecca Badellino